Domenico Rea, Ninfa plebea, 1992, Casale del Pozzo, Nocera Inferiore

«La cortina d’o Sorice era una farragine scarrupata di case ancora più miserabile del resto di Nofi. Era antichissima con palazzi al massimo di un piano e mezzo, costruiti orizzontalmente con la stessa mentalità delle case di cartone di un presepe, come e dove capitavano. Poteva accadere di trovarsi di fronte una casa-scatola isolata circondata di erbe e fango solidificato o incontrare gruppi di altre case-scatola messe l’una sull’altra a casaccio, con porte che, spalancate e tenute col ferro filato, non chiudevano e tetti in parte di calce e in parte di lamiera; spiazzi che all’improvviso diventavano tanto stretti che due creature non potevano passarvi a braccetto […] Ma anche in questo sfacelo costruttivo spuntavano qua e là minuscoli balconcini con vasi di gerani, aruta e resedà o minuscoli alberelli di aranci o di nespoli e manderini. 

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